Con te, se ne va un pezzo di noi…





Dugan, gli occhi più buoni del canile, dal taglio un po’ orientale, grandi, scuri e profondi, che ti guardavano e non avevano bisogno d’altro per comunicare. Mai uno strepito, mai un gesto da pagliaccio per attirare l’attenzione, sei arrivato cucciolone e avevi già una tua forma di saggezza, te ne sei andato anziano e acciaccato e tutta la tua lunga vita dietro le sbarre ha avuto un’unica impronta: camminare in punta di piedi, non disturbare, non essere di peso, non pretendere niente. Il box sempre invariabilmente pulito, una pazienza zen nell’aspettare il tuo turno, sempre grato del poco che potevamo offrirti. Cosa ti ha impedito di fare la felicità di un umano o anche di un’intera famiglia? La tua timidezza, i tuoi timori. D’altra parte come si è presentato a te il genere umano? Non conosciamo la tua storia precedente al tuo arrivo, ma quella mandibola storta con il dentino sporgente qualche ipotesi ce la fanno avanzare. Non crediamo che la tua vita precanile sia stata rose e fiori. E tu non ce l’hai fatta a vincere la ritrosia e nessuno in tutti questi anni ha voluto tentare l’avventura di conquistare un cuore paralizzato dalla paura. Però con l’età che avanzava anche tu ti lasciavi un po’ più andare e negli ultimi tempi venivi spontaneamente ad appoggiare il musone sulle nostre gambe e a prenderti le coccole. Sempre con quegli occhi buoni puntati su di noi, muti ma espressivi. Che non dimenticheremo, che perseguiteranno i nostri sonni, perché non siamo riusciti a fare il miracolo e a regalarti quello che era un tuo diritto: una vita con uno scopo, un’esistenza piena e degna. Con te se ne è andata la mascotte del canile. Che serva almeno per far aprire gli occhi di quanti varcano il nostro cancello in cerca di un amico peloso: non ci sono solo i cuccioli, i cani tascabili, i piccoli buffoni socievoli e pieni di moine. Ci sono anche tanti Dugan che rischiano di dover leggere la parola “fine” sul libro della loro vita prima che una vita vera abbia realmente avuto inizio.